L’allevamento degli animali nel suo complesso era negli anni del secondo dopoguerra la risorsa principale per i contadini della Valdichiana. Si allevavano bovini, suini, più raramente ovini e, anche pollame di varie specie: tacchini, oche, polli, anatre, faraone, piccioni. I fabbricati agricoli, anche se erano costruiti in epoche diverse, avevano caratteristiche funzionali che li rendevano molti simili tra un podere e l’altro. La casa colonica aveva sempre a due piani con il piano terreno ad uso agricolo e il primo adibito a quello abitativo.

Le case dei contadini

Casa contadina

Casa contadina con la stalla a piano terra, le scale per andare in casa con la loggia di fronte al portone di ingresso

Il piano terra era costituito classicamente da tre vani: la cantina, il deposito dei foraggi che chiamavamo erbaio, comunicante con la stalla la quale occupava circa il 60% del piano. Il primo piano, al quale si accedeva solitamente attraverso una scala esterna, dove sulla loggia stava la porta, si apriva su una grande stanza era la cucina che noi chiamavamo “casa”, forse perchè era l’unica stanza ad uso comune di tutta la famiglia. Le porte di accesso alle singole camere erano poste solitamente agli angoli della cucina mentre il focolare, per noi il “cantone”, stava appoggiato ad una parete. Il cantone era rialzato dal pavimento per circa 30 centimetri ed aveva sufficiente spazio ai lati del fuoco da poterci stare, sedute su delle panche, almeno due, ma anche tre persone da ogni lato. Davanti al focolare con delle sedie trovavano posto almeno altre tre persone; così che, se la famiglia non era troppo numerosa, durante l’inverno poteva sistemarsi tutta intorno al fuoco.

L’arredamento delle cucine

La madia veniva usata fare e conservare il pane

La madia veniva usata fare e conservare il pane

Per l’arredamento oltre alla madia, che era il deposito per il pane, ci stava la vetrina, costituita in pratica da due mobili, uno sormontato dall’atro, dove nella parte bassa vi era uno spazio chiuso da due ante che conteneva piatti non di uso quotidiano e altri oggetti, più due cassetti dove si custodivano tovaglie, tovaglioli, asciugamani, ecceteta; mentre nella parte superiore stava la vetrina vera e propria, con i suoi sportellini in vetro, dove stavano in mostra per lo più oggetti in vetro o cristallo come bicchieri a calice, bottiglie in forme particolari e altro. le vetrine sono mobili in legno massiccio, con intagli anche di buon pregio, espressione dell’artigianato locale ed erano sicuramente il mobile di maggior valore delle grandi cucine dei contadini. In seguito però le antiche vetrine cominciarono ad essere sostituite da mobili moderni che venivano costruiti in serie, sicuramente più spaziosi e funzionali, ma di nessun valore artistico o artigianale. Le vetrine finirono depositate in locali di sgombero ed in seguito vendute per la gioia degli antiquari. L’acquaio (lavandino) stava anch’esso appoggiato ad una parete. Era costituito da una grossa pietra in granito con due vaschette per il lavaggio dei cocci. Lo spazio sottostante era coperto da una tendina e vi erano riposti i paioli in rame e le grosse pentole ad uso della cucina. Sopra l’acquaio stava la piattaia dove trovano posto i piatti ed altri oggetti di uso quotidiano. Immancabile era anche quel semplice mobiletto pensile ad una sola anta che chiamavamo la dispensa. Nella dispensa stava del cibo avanzato a un pasto che sarebbe stato consumato a quello successivo ed anche il luchiello (oliera), i contenitori di sale e pepe, oltre ad alcuni cibi a più lunga conservazione come formaggio e scatolette.

Gli annessi della casa colonica

Gli annessi della casa colonica

Gli annessi del podere

Intorno alla casa stavano gli annessi: stanzini per i maiali, rimessa dei carri ed attrezzi agricoli, stufa per il tabacco, pollaio, forno e qualche altro possibile piccolo locale. A poca distanza dall’uscita diretta dalla stalla stava la concimaia, due platee in forma rettangolare pavimentate, circoscritte da bassi muretti su tre lati mentre al centro stavano due buche murate profonde circa un metro e mezzo per contenere i liquami provenienti dalla stalla.

Le stalle potevano avere sostanzialmente due tipi di disposizioni: rettangolari per la lunghezza di tutto il fabbricato, con lo spazio a disposizione del bestiame da un solo lato e dall’altro il corridoio di passaggio; oppure di forma quadrata o quasi, in questo caso il bestiame era disposto sui due lati ed in mezzo c’era il corridoio. Lungo il muro era disposta la mangiatoia, una specie di cassa tutta in cemento, oppure con il parapetto in legno, dove si depositava il foraggio e dove le bestie venivano anche legate. La lettiera, di solito pavimentata con mattoni, era costruita il leggera pendenza con delle canalette in fondo che facevano defluire i liquidi direttamente dentro le buche della concimaia. Intorno al fabbricato principale vi erano diversi annessi: gli stanzini per i maiali, il pollaio la rimessa degli attrezzi agricoli, la stufa per il tabacco, il forno, il pozzo per attingere l’acqua e tutto il necessario per la gestione della piccola azienda agricola che era un podere.

La cura degli animali non poteva mai avere alcuna tregua, non potevano esistere né feste, né scioperi, né qualunque altro avvenimento che potesse distogliere i contadini da questa incombenza. Nelle famiglie, come nelle piccole comunità, c’era una certa divisione di compiti e mansioni. Colui che aveva la responsabilità di amministrare le entrate della famiglia, disponeva le spese che si potevano fare e quelle a cui si doveva rinunciare. Prendeva tutte le decisioni riguardanti i singoli familiari, quasi sempre si trattava dell’uomo più anziano, chiamato il capoccia. Aveva, invece, la qualifica di massaia la donna che stava in cucina a preparare i pasti e che aveva anche la responsabilità della gestione del pollaio.

Vasco Della Giovampaola 

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