Gli alberi sono esseri viventi che si fanno notare e non solo per la stazza, spesso imponente. Sono capaci di condizionare così tanto l’ambiente intorno e di offrire agli altri così tanti servizi da sapersi sempre rendere indispensabili. Eppure noi esseri umani tendiamo a darli per scontati e a guardarli con superiorità, quando non con astio per qualche loro presunta colpa, per esempio per quel vizio che hanno di spargere foglie e frutta a terra, un’attitudine da veri disordinati. Sottovalutare questi grandi alleati nella lotta per la sopravvivenza ci crea molti danni, perciò vale la pena ripassare alcuni dei benefici che offrono a tutti gli altri abitanti della navicella spaziale Terra.

A cosa servono gli alberi

Non credo che potrò mai arrivare a conoscere tutto ciò di cui è capace un albero, anche se studiassi questo per tutta la vita. Con il loro carattere riservato custodiranno sempre un po’ di mistero, soprattutto nel vasto mondo sotterraneo che abitano. Gli alberi, con gli altri vegetali, trasformano anidride carbonica e acqua in zuccheri, con l’aiuto del sole. Mi sembra già una buona impresa, visto che il glucosio e l’ossigeno prodotti sono essenziali per la maggior parte delle forme di vita. Con questa attività hanno migliorato notevolmente la vivibilità del pianeta e se tendiamo a dimenticarlo possiamo pensare a quello che fanno nelle nostre città: assorbono CO2, depurano l’aria e l’acqua, trattengono umidità, abbassano le temperature, fanno ombra, assorbono i rumori, strutturano il suolo, fanno filtrare l’acqua verso le falde, migliorano il nostro benessere e offrono bellezza. Tutto questo lo fanno anche in campagna e in qualsiasi luogo possano crescere. Gli alberi offrono legna, quindi energia, ci nutrono con frutti e, talvolta, foglie, regalano principi attivi farmacologici e erboristici. Ospitano uccelli e altri animali, insetti, funghi e batteri in quantità. Hanno una forte influenza sul clima, non solo quando sono radunati in grandi foreste, ma anche quando sono sparsi qua e là nei territori fortemente antropizzati. È pensabile fare a meno di tutto questo? Semplicemente no, senza se e senza ma. Eppure ci comportiamo come se fossero degli accessori a corredo e non la base su cui poggia la nostra esistenza.

Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi (detto dei nativi americani)

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Piantare alberi e averne cura

Gli alberi sono tipi indipendenti, sanno vivere benissimo anche senza di noi, ma siamo così voraci di territorio che ne stiamo lasciando sempre meno a loro per una vita autonoma. Così, per godere ancora dei loro servizi e della loro compagnia, è utile lasciare nei territori abitati dagli uomini, un adeguato spazio agli alberi e offrire loro delle cure speciali che vadano a compensare la mancanza di libertà. Le piante saprebbero scegliere da sole la terra e il clima giusti, ma se noi lo facciamo per loro, dovremo andare a compensare i nostri errori di valutazione, nutrendo il terreno o coprendoli quando fa freddo. In vicinanza di case e strade ci è richiesta la massima attenzione perché il naturale sviluppo di un albero non diventi un pericolo per noi. Serve, quindi, prima di piantare, una adeguata progettazione. La nostra idea di ordine, poi, ci fa apprezzare un albero come un individuo solitario, quando invece lui preferirebbe vivere in un ecosistema complesso dove foglie cadute e rami spezzati, erbe spontanee e funghi, batteri e insetti, solo per fare degli esempi, abbiano un ruolo fondamentale nelle sua esistenza. Quando mancano troppi di questi elementi, la nostra essenza andrà incontro a qualche problema, che siamo tenuti a compensare.

Agli albori della storia l’Europa era coperta di un’immensa foresta primigenia, dove le sparse radure devono essere sembrate delle isolette in un oceano di verde (James G. Frazer)

Piantare alberi e prendersene cura è una attività molto importante e anche gratificante. Non è difficile e può essere svolta da chiunque, non è mai né troppo presto né troppo tardi per diventare un un piantatore di alberi. Io ho iniziato da poco, non sono una esperta, ma lo consiglio. Sogno un mondo abitato da tanti Elzéard Bouffier, il protagonista del libro di Jean Giono “L’uomo che piantava gli alberi”, che vanno in giro a ficcare ghiande nella terra nuda e fanno tornare la prosperità.

Ora tutto era cambiato. L’aria stessa. Invece delle bufere secche e brutali che mi avevano accolto un tempo, soffiava una brezza docile carica di odori. Un rumore simile a quello dell’acqua veniva dalla cima delle montagne: era il vento nella foresta. Infine, cosa più sorprendente, udii il vero rumore dell’acqua scrosciante in una vasca. Vidi che avevano costruito una fontana; l’acqua vi era abbondante e, ciò che soprattutto mi commosse, vidi che vicino a essa avevano piantato un tiglio di forse quattro anni, già rigoglioso, simbolo incontestabile di una resurrezione  (da l’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono)

operazioni per piantare un albero

Operazioni per piantare un albero

Come pianto alberi nel Bosco di Ogigia

UNO. Scelgo il posto giusto, in base agli elementi presenti. Vanno considerati gli altri alberi (tenere circa 5 metri di distanza tra l’uno e l’altro),  le aiuole dell’orto, la necessità di riparo o di ombra, lo sviluppo potenziale della pianta, i confini del campo.

DUE. Scavo una buca larga e profonda (non sarebbe male se misurasse 1 metro x 1 metro x 1 metro), la terra mossa aiuterà le radici a svilupparsi. Le radici sanno scavare, ma se il terreno è troppo compatto vanno favorite o non riusciranno a farsi largo.

TRE. Scelgo gli alberi, in base alla rusticità, al periodo di maturazione dei frutti, ai miei gusti, alle caratteristiche climatiche, alla storia del territorio. Quando disponibili prendo alberi giovani con radice nuda (senza la zolla di terra), saranno più rapidi ad adattarsi alla nuova casa.

QUATTRO. Poso gli alberi nella buca e rimetto la terra, deve aderire alle radici, ma non va compattata. La terra va rimessa nella buca in base alla sua posizione iniziale, quella di profondità torna in basso, quella di superficie in alto. Le radici che abbiano assunto un andamento a spirale intorno alla zolla vanno rimosse.

CINQUE. Aggiungo alla terra un po’ di letame e qualche altro materiale che la arricchisca, la mia è abbastanza povera, serve tempo per portare fertilità ad un suolo. Si può mettere del terriccio sciolto intorno alle radici, sul fondo della buca dell’argilla espansa e anche qualche grosso sasso nel perimetro della buca, a cui le radici possano ancorarsi.

SEI. Lascio il colletto (la zona di transizione posta tra fusto e radice) della pianta fuori dalla terra, almeno 10 centimetri sopra al suolo. Il colletto a volte è ben riconoscibile per la presenza di un ingrossamento. Questa parte dell’albero ha bisogno di ossigeno e non va coperta.

SETTE. Pacciamo, ovvero metto della materia organica come foglie, sfalci d’erba, paglia sul terreno intorno alla fusto. Questi materiali rallentano la crescita delle erbe spontanee, mantengono umido il suolo, proteggono dagli estremi del clima e donano nutrimento.

OTTO. Sistemo un sostegno al giovane tronco per evitare che assuma un’inclinazione sbagliata. Ad un unico bastone sarebbe da preferire un sistema di due o tre picchetti di legno piantati fuori dalla zolla a cui ancorare la pianta con dei lacci. Il tutore va tolto dopo un anno.

NOVE. Annaffio subito per favorire il riempimento di eventuali spazi vuoti rimasti nella terra. Le annaffiature saranno utili anche in futuro, se il clima è molto secco e finché la pianta non si sarà costruita il suo apparato radicale. Non si deve esagerare con l’acqua, se la pianta ne ha sempre a disposizione in superficie, non andrà a cercarla in profondità.

DIECI. Al momento giusto poto in modo da favorire la funzione della pianta (per esempio la produzione di frutti), rispettandone la fisiologia. Questa per me è la parte più difficile e tagliare mi fa sempre soffrire un po’. Al solito, gli alberi saprebbero da soli come regolarsi, sono le nostre esigenze a rendere necessari questi interventi cruenti. Agli alberi non faccio nessun trattamento chimico per evitare parassiti o funghi. Ottengo la mia parte di raccolto e mangio frutta senza veleni, o almeno senza veleni aggiunti rispetto a quelli che l’inquinamento generale impone a tutti.

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