Quanto tempo ed energie servono per creare un ecosistema? Per gli uomini che ci provano l’impresa è difficile e incerta, per la natura lasciata libera nulla di più facile. Lo dimostra ciò che è accaduto in pochi decenni in un tratto del lungotevere a Roma, sotto ai muraglioni di travertino costruiti per difendere la città dalle inondazioni periodiche.

Un bosco sul Tevere

Un bosco sul Tevere

Perché si è formato il bosco

All’altezza di Lungotevere delle Navi, sotto al Palazzo della Marina a due passi da Piazza del Popolo, il biondo fiume si è ripreso il suo argine trasformando in un bosco frondoso un tratto della banchina in travertino che costeggia il Tevere nel suo percorso urbano. In quel tratto, prima della costruzione dei muraglioni, il fiume era solito allargarsi in occasione delle piene depositando i detriti raccolti lungo il suo percorso. Nonostante la grande opera di contenimento delle acque completata nel 1926, il fiume segue ancora il suo istinto e, in occasione delle piene, lascia depositi sugli argini imbrigliati dagli alti muraglioni. L’acqua di un fiume trasporta sabbia, rami, semi e altro materiale organico in abbondanza, niente di meglio per creare uno strato fertile su cui far crescere una vegetazione varia. È bastato trascurare la manutenzione degli argini per dare avvio al piccolo miracolo botanico del bosco in piano centro cittadino.

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Adesso il problema è convincere le autorità a non intervenire per fare pulizie, a parte togliere i rifiuti urbani portati dall’acqua o abbandonati da occasionali occupanti dell’area. Terreno e piante vengono accusate di restringere l’alveo del fiume, che in caso di piena potrebbe straripare più facilmente. In realtà la presenza di piante rallenta l’impetuosità delle acque e rende meno pericoloso il fiume quando le intense piogge a monte ne gonfiano la portata.

La vegetazione è cresciuta spontenea

La vegetazione è cresciuta sponteneamente

Il sole fa capolino tra i rami. Foto: Franco Menenti

Il sole fa capolino tra i rami. Foto: Franco Menenti

Piante e animali che popolano l’oasi

Il fiume ha trasportato semi di alberi tipici delle zone umide come il pioppo nero, il pioppo bianco e salici. Abbondano le canne palustri, ci sono alberi di alloro, fichi, ulivi, peschi arrivati, probabilmente, grazie agli uccelli.  La biodiversità di questo bosco cittadino è persino superiore a quella che si può trovare in campagna. “Oltre alle piante tipiche degli ambienti ripari – spiega Raniero Maggini del WWF di Roma – ci sono delle particolarità, come platani e palme, che sono piante diffuse in città”. La fitta vegetazione offre cibo e riparo a molte specie di uccelli che fanno di questo luogo una perfetta postazione per gli amanti del bird-watching. “È facile avvistare cormorani – prosegue Raniero Maggini – mentre distendono le ali al sole. Qua vivono anche molti passeriformi, come il pettirosso, lo scricciolo e il luì piccolo. Presenze più sorprendenti sono il pendolino, il martin pescatore o la nitticora”. Sopra un pavimento di pietra largo pochi metri, la natura ha creato un perfetto ecosistema, capace di regolarsi da solo, dove piante e animali prosperano in equilibrio.

Funghi e muschio decompongono un albero morto

Funghi e muschio decompongono un albero morto

Pettirosso. Foto: Franco Menenti

Pettirosso. Foto: Franco Menenti

Come tutelare un luogo così

In una giornata d’estate tra il piano stradale e il bosco sottostante ci possono essere 15 o 20 gradi centigradi di differenza. Questa area umida  può, quindi, offrire una tregua alla calura estiva e, insieme ad altre zone alberate, contribuisce e a mitigare la bolla di calore che si forma in città. Anche solo per questo varrebbe la pena tutelare il bosco sul Tevere. Per alcuni anni a prendersene cura, su incarico dell’intendenza di finanza, è stato il WWF che qui ha accompagnato migliaia bambini in visita. “Come in tutti i luoghi un po’ nascosti – racconta Maggini – qui c’è bisogno di un controllo, che chiediamo venga garantito dalle forze predisposte, come per esempio i guardaparco di Roma Natura. Adesso il WWF punta a far riconoscere l’oasi “monumento naturale”. Lo ha chiesto ufficialmente anche il II Municipio di Roma e adesso l’ultima parola spetta alla Regione Lazio.

Un fungo su un tronco

Un fungo su un tronco

Un posto dove cercare ombra

Un posto dove cercare ombra

Per approfondimenti
La richiesta di Monumento Naturale

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