Sono appena tornata, piena di entusiasmo, dalla plenaria dell’Accademia Italiana di Permacultura che si è tenuta dal 12 al 15 Ottobre a Ozzano dell’Emilia in provincia di Bologna. L’Accademia Italiana di Permacultura è una associazione che ha lo scopo di accompagnare fino al diploma gli studenti che, dopo aver frequentato un corso di progettazione in permacultura di 72 ore, decidono di proseguire il loro percorso di apprendimento attivo. Inoltre mantiene relazioni con altre esperienze di permacultura nel mondo. È stata fondata nel 2006 dai primi diplomati italiani in questa disciplina di progettazione che punta a realizzare e gestire una società sostenibile.

Cosa accade a una plenaria

L'elenco delle presentazioni alla plenaria di Ozzano

L’elenco delle presentazioni alla plenaria di Ozzano

Gli associati dell’Accademia si ritrovano due volte all’anno (a ottobre e aprile) per la plenaria, un raduno organizzato ogni volta in un luogo diverso e aperto anche ai simpatizzanti della materia. Durante ciascuna plenaria si svolge l’assemblea generale dei soci, preceduta da una serie di incontri, chiamati cerchi, in cui si progettano le azioni necessarie alla vita dell’accademia. Nelle riunioni semestrali vengono consegnati i nuovi diplomi e presentati i progetti di medio percorso. Tutte occasioni ghiotte per imparare dalle esperienze degli altri e per scoprire le iniziative di permacultura dentro e fuori dai confini nazionali. Quest’anno due dei nuovi diplomati arrivavano dalla Svizzera. La plenaria di ottobre 2017 è cominciata con un giorno di anticipo per dare spazio a ulteriori progetti da mettere in rete. Tra questi è stato presentato anche il Bosco di Ogigia, come esperienza sul campo e lavoro di divulgazione della permacultura.

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I cerchi dell’Accademia Italiana di Permacultura

Momento di lavoro di un cerchio durante la plenaria di Ozzano

Momento di lavoro di un cerchio durante la plenaria di Ozzano

Come stabilisce nel suo statuto, l’Accademia Italiana di Permacultura “riconosce il principio secondo il quale la vita si è sviluppata sulla terra attraverso la cooperazione e non la competizione“. Questo principio dà una linea ben precisa alla vita dell’associazione e fa da guida in ogni atto organizzativo. Inoltre l’Accademia “chiede che le assemblee tendano al confronto positivo e disconosce ogni dinamica comunicativa che sia portatrice di violenza e di limitazione dell’individuo“. Questo si concretizza nella possibilità per tutti i soci di prendere parte alle decisioni e, trattandosi di una organizzazione dedicata alla formazione, gli studenti hanno la possibilità di decidere alla pari con i loro insegnati.  Nulla viene stabilito dall’altro, non esiste una gerarchia piramidale, anche se vi sono organi elettivi come il presidente, il tesoriere e l’ellisse dei tutor. Per ogni decisione rilevante da prendere si mettono al lavoro i “cerchi”, un gruppo di persone interessate a sviluppare proposte sul tema in oggetto. Le loro idee arrivano in assemblea, che può anche decidere di delegare al cerchio un mandato esecutivo, ovvero la facoltà di stabilire per tutti le nuove regole, che diventeranno definitive solo dopo un periodo di prova. I cerchi al lavoro in questo periodo riguardano i requisiti per organizzare i corsi di 72 ore (PDC), la struttura dell’Accademia stessa e la responsabilità dei suoi soci. Oltre ai cerchi, per valutazioni più specifiche, vengono attivati anche dei tavoli. Ogni socio può sempre decidere a quale cerchio o tavolo partecipare, per quanto tempo e quali impegni assumersi. Il risultato è che ogni cambiamento è frutto delle proposte di tante persone diverse. Chi ha voglia di prendersi la responsabilità ha la possibilità di incidere sulle decisioni che lo riguardano. Un grande cantiere di democrazia, o meglio di sociocrazia, il governo dei soci.

Progetti e diplomi 

Stefania Brandinelli durante la dimostrazione su come si realizza un filo di lino

Stefania Brandinelli durante la dimostrazione su come si realizza un filo di lino

A Ozzano dell’Emilia gli stimoli sono stati tantissimi, a partire dalla giornata di giovedì con la presentazione libera dei progetti. Maria Luisa Bisognin, tutor del’Accademia dal 2007, ha mostrato i risultati di un progetto per riportare un territorio coltivato alla sua condizione originaria di area umida. Lorenzo Costa, in apprendimento attivo, ha condiviso il suo studio sui paesaggi terrazzati in Italia. Sulla penisola ci sono 200mila ettari di terrazzamenti coltivabili, considerati terre marginali, spesso abbandonati e in via di distruzione. Stefania Brandinelli, dell’associazione Luogo Comune di Pietrasanta (LU) ha mostrato come creare, con antichi attrezzi, un filo di lino partendo dalla pianta. Anche io ho presentato il mio Bosco di Ogigia, un progetto di comunicazione sulla permacultura, prima ancora che una food forest in costruzione, e il lavoro di PURO, il centro studi e pratiche sulla sostenibilità urbana nato un anno fa a Roma, a cui partecipo.

Gaetan Morard presenta il suo progetto per diplomarsi in permacultura

Gaetan Morard presenta il suo progetto per diplomarsi in permacultura

Sabato giornata intensissima per le presentazioni di due progetti di medio percorso (durante l’apprendimento attivo gli aspiranti permacultori presentano i loro progetti in bozza per avere i feedback dell’Accademia prima di proseguire il lavoro) e i cinque diplomi. I nuovi permacultori diplomati dall’Accademia sono Luca Bollea e Antonio Cerboni che hanno lavorato insieme al progetto in permacultura intorno alla Torre dei Belforti. Il terzo, Michele Savorgnano, vive a Venezia dove, tra le isole della laguna, è riuscito a trovare la terra in cui impiantare i suoi orti in permacultura e a far nascere FUD, fattoria urbana diffusa. Gli ultimi due diplomati arrivano dalla Svizzera, dove ancora non esiste una organizzazione strutturata per la formazione in permacultura. I loro progetti riguardavano la trasformazione di alcuni terreni dedicati alla monocoltura in foreste commestibili, orti e pascoli pieni di biodiversità (Hubert de Kalbermatten) e la creazione di un orto giardino in una scuola a disposizione dei bambini (Gaetan Morard).

Cosa mi è piaciuto e ancora meglio se…

Fila per mangiare alla plenaria di Ozzano 2017

Fila per mangiare alla plenaria di Ozzano 2017

Dopo la presentazione di un progetto il pubblico ha la possibilità di esprimere il suo parere, di dare cioè un feedback, che può essere utile per migliorare ancora il progetto. Il mio feedback lo do all’Accademia di Permacultura, di cui faccio parte da tre anni. Mi è piaciuto tutto! Le persone incontrate, i progetti scoperti, i metodi decisionali, la condivisione di etiche e principi. Ancora meglio se… non ci fossero stati disguidi, se l’acustica fosse stata migliore, se il tempo non fosse mancato. Ma senza gli imprevisti non sarebbe vita. Torno al mio Bosco ancora più convinta di portare avanti questo piccolo-grande progetto che è il mio modo di “prendermi la mia responsabilità“, l’unica regola della permacultura.

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