“Pacciamare” sembra un verbo da iniziati. Una parola che può capitare di non sentire mai nella vita, ma che, per chi si occupa di agricoltura naturale, orti sinergici, permacultura e difesa del suolo, è pane quotidiano, pratica imprescindibile, soluzione a molti mali. La pacciamatura è la copertura del suolo coltivato con materiali vari, naturali o artificiali. Si effettua per varie ragioni e con materiali molto diversi tra loro.

A cosa serve la pacciamatura

Le campagne a cui siamo abituati alternano colture e spazi vuoti, il terreno resta sempre nudo

Le campagne a cui siamo abituati alternano colture e spazi vuoti, il terreno resta sempre nudo

Il terreno in natura è sempre pacciamato, cioè coperto. Il suolo nudo, senza erba, foglie altro materiale vivo o in decomposizione non esiste naturalmente. Se un terreno è completamente spoglio non è vivo, come accade nel deserto o nelle zone rocciose. Da questa semplice osservazione comprendiamo che se vogliamo far crescere le nostre piante commestibili il più possibile in modo naturale si deve coprire il terreno. La copertura ha molte funzioni: protegge la terra (e i suoi abitanti) da caldo o freddo eccessivi, limita l’evaporazione e quindi mantiene più a lungo l’umidità, rallenta la crescita di piante spontanee in quanto ferma il passaggio della luce necessaria per la loro crescita, evita il compattamento della terra quando piove. Queste sono le ragioni principali per cui si usa la pacciamatura, un pratica comune anche in produzioni intensive (magari fatta con materiali sintetici), ma non sono le più importanti. La materia organica di superficie nutre la molteplicità di micro e macro organismi che, con il loro lavoro, viene trasformata in nutrimento assimilabile dalle piante. In pratica consente al ciclo della fertilità di compiersi, senza questo processo il suolo si impoverirebbe fino a morire. Ma non è finita qui. La materia organica è anche una potente spugna che, quando piove, si inzuppa d’acqua e poi la rilascia lentamente, consentendole di raggiungere le falde acquifere sotterranee. Senza questo mantello, fatto anche di humus e radici, l’acqua non riuscirebbe a filtrare dentro la terra e scivolerebbe via in fretta trascinandosi dietro elementi vari. Così la terra si impoverisce e così si forma il deserto. I fiumi fangosi che scorrono veloci verso il mare, a volte distruggendo le opere dell’uomo e portando via vite, non esisterebbero senza le trasformazioni che l’uomo ha apportato nel pianeta nel corso dei millenni, soprattutto con l’agricoltura. Non si può immaginare di tornare a una fase primordiale della Terra, e neppure auspicarlo. Ma molto si può fare se si comprendono alcune necessità imprescindibili della natura: il suolo vuole stare coperto. Perciò quando guardiamo un bel campo appena arato e seminato nel quale non si scorge un filo d’erba, né vivo né morto, non stiamo ammirando l’inizio di un nuovo ciclo vitale, ma la premessa certa della distruzione del più grande patrimonio terrestre, il suolo fertile adatto alla vita.

Materiali per pacciamare

Sono tante le materie che si prestano alla pacciamatura, ma ve ne sono alcune che fanno solo danni. Sto parlano delle pacciamature fatte con teli di plastica, che spesso non vengono neppure rimossi, ma sminuzzati a fine ciclo arando il terreno che ne rimane inquinato. I materiali naturali e biodegradabili vanno quasi tutti bene, dalla paglia alla lana, dal cartone alle foglie, dal legno agli sfalci d’erba. Inoltre esiste la pacciamatura viva, con la terra che viene riparata da una coltura giovane che crescendo fornirà un raccolto in più oltre a quello che stiamo proteggendo.

Orto sinergico con pacciamatura di paglia

Orto sinergico con pacciamatura di paglia

La paglia di Masanobu Fukuoka – Con il suo libro La rivoluzione del filo di paglia, Masanobu Fukuoka ha ricordato la mondo l’importanza della copertura del suolo. Per lui un atto veramente rivoluzionario, capace di migliorare la produzione e di risparmiare molta fatica agli uomini. Il materiale più popolare per la pacciamatura è la paglia di cereali, ma la scelta dovrebbe dipendere da ciò che si ha a disposizione con il minor dispendio di energie e denaro.

Spargere la paglia potrebbe sembrare una cosa piuttosto insignificante, ma è fondamentale nel mio modo di coltivare riso e cereali invernali. È la chiave di volta di tutto, della fertilità, della germinazione, del controllo delle erbacce, della protezione dai passeri, della regimazione dell’acqua. Sia nella pratica effettiva che in teoria, l’uso della paglia in agricoltura è una questione essenziale. Eppure questa cosa non mi sembra di riuscire a farla capire alla gente.

Le proposte di Emilia Hazelip – La creatrice del metodo dell’agricoltura sinergica, che prevede sempre l’utilizzo di una pacciamatura, elenca una lunga serie di materiali che possono essere utilizzati. Nel libro Agricoltura sinergica. Le origini, l’esperienza, la pratica di Emilia Hazelip si legge:

Lo spessore dello strato di pacciamatura andrà adeguato alla stagione e allo stadio dell’orto. In inverno dovrà essere più spessa per conservare calore, evitare i danni delle gelate e proteggere le poche specie di ortaggi che sopravvivono al freddo. In primavera, invece, bisognerà togliere o aprire la pacciamatura soltanto negli spazi in cui si semina o si trapianta.

Pacciamatura in lana di pecora

Pacciamatura in lana di pecora

La quantità da spargere sul terreno varia anche in funzione del materiale scelto. Se la coltivazione avviene con l’utilizzo di macchine la pacciamatura andrà triturata per poter essere lavorata insieme alla terra. Per pacciamare Emilia Hazelip elenca la paglia, di grano o di altri cereali, gli sfalci dei prati, da seccare prima dell’uso, le canne, che vanno spezzettate, le foglie (escluse quelle di eucalipto e gli aghi di pino che piacciono però alle fragole; quelle di castagno, noce e quercia vanno bene solo se mischiate con altre), la segatura, ma solo dopo un anno di invecchiamento a terra, il cartone e la carta, persino quella dei quotidiani tagliata a strisce, sterpaglie e potature, resti di vinificazione, piume d’oca e lana di pecora.

Trifoglio bianco

Trifoglio bianco

La pacciamatura viva – Per tenere coperta a terra si può scegliere di seminare dell’erba o alternare le colture senza che tra l’una e l’altra il terreno debba rimanere scoperto. Come gli altri tipi di pacciamatura ci permetterà di contenere le erbe spontanee troppo invadenti e aiuterà a mantenere la fertilità. Il padre dell’agricoltura naturale Masanobu Fukuoka suggerisce di utilizzare il trifoglio bianco da seminare insieme ai cereali per tenere le erbacce sotto controllo. Il trifoglio è anche un azotofissatore e quindi arricchisce il terreno a vantaggio della nostra coltura principale. Più di recente anche Claude e Lydia Bourguignon in “Il suolo, un patrimonio da salvare”, descrivono la tecnica della semina diretta sotto copertura:

Questa tecnica, applicata attualmente su 60 milioni di ettari nel mondo, consiste nel mietere i cereali lasciando le paglie intere e diritte, e nel seminare dietro la mietitrebbiatrice una coltura intercalare con una seminatrice a dischi che apre a terra, vi depone il seme e richiude il solco.

Alla fine della descrizione della tecnica, nel libro citato, di parla dell’utilizzo di un erbicida per bruciare la pianta intercalare prima di seminare il cereale invernale. Meglio utilizzare la pianta intercalare come sovescio, ovvero concimazione verde, e evitare sempre di versare veleni nella terra.

Le mie esperienze con la pacciamatura

Sfalci di erbe spontanee utilizzati per pacciamare

Sfalci di erbe spontanee utilizzati per pacciamare

Da quando porto avanti l’esperienza del Bosco di Ogigia ho utilizzato diversi materiali per la pacciamatura. Gli sfalci delle erbe spontanee sono i più frequenti (perché si trovano direttamente nel mio terreno e richiedono un basso consumo energetico). Con questo materiale si rischia di seminare sull’orto ogni sorta di erba spontanea e i miei bancali, spesso invasi, lo dimostrano. La paglia non presenta questo difetto, ma io devo acquistarla e trasportarla nel mio terreno perciò la utilizzo più raramente. Ho sperimentato la pacciamatura di lana (Lana sull’orto, pregi e difetti), che consiglio solo in caso di orti realizzati con piantine cresciute in vivaio. Non è adatta alla semina diretta.

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Letture consigliate:
La rivoluzione del filo di paglia, di Masanobu Fukuoka
Agricoltura sinergica. Le origini, l’esperienza, la pratica di Emilia Hazelip
Il suolo, un patrimonio da salvare di Claude e Lydia Bourguignon

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