Nei miei viaggi estivi alla scoperta della permacultura In Italia ho avuto l’occasione di intervistare due persone che sono punto di riferimento per altrettante regioni speciali del nostro Paese, Sicilia e Sardegna. Si tratta di Giuseppe Arena, per tutti Pepp Arena che ho incontrato direttamente nella sua casa di Modica e del sardo Alessandro Caddeo, in trasferta Toscana per il PDC (il corso standard di 72 ore creato nel 1985 da Bill Mollison per diffondere la permacultura) a Tertulia. A entrambi ho chiesto di raccontarmi come si sono organizzati i permacultori nei loro territori. Ecco due possibili strade per fare rete e far crescere le esperienze di Permacultura italiane.

Pacciamo le mani, il saluto dei permacultori siciliani

Pepp Arena accanto al furgone con cui vende prodotti bio a domicilio

Pepp Arena accanto al furgone con cui vende prodotti bio a domicilio

Tutto è iniziato nel 2010 con il primo corso di permacultura organizzato in Sicilia. Come spesso accade, durante il PDC si erano create nuove amicizie e i corsisti non volevano perdersi di vista anche solo per condividere un modo comune di vedere le cose. Sono iniziati gli incontri  per fare attività e divertirsi insieme che, gradualmente, hanno coinvolto altre persone. Si sono aggiunti, anche, siciliani rientrati nell’isola dopo aver conosciuto la permacultura all’estero. “Oggi non so più dire di quante persone sia composta la rete – spiega Pepp Arena – ma quando abbiamo fatto la plenaria nel 2014 ad Alcamo eravamo più di 90. Tutte persone che a casa propria stanno cambiando qualcosa basandosi sui principi della permacultura”. Con il tempo gli incontri tra amici si sono trasformati in mutuo aiuto. Periodicamente il gruppo ha cominciato a riunirsi per realizzare un progetto. “Vedere cosa riuscivamo a creare in un fine settimana – prosegue Pepp Arena – partendo dal desiderio del padrone di casa era stupefacente”. Oggi il mutuo aiuto regionale si è ridotto perché sono cresciuti i gruppi locali, che per vicinanza fisica riescono a vedersi molto più spesso.

Dalle altre regioni si guarda alla Sicilia come un modello a cui ispirasi per costruire rete e praticare il mutuo aiuto. “Ci fa piacere sapere che la Sicilia venga a presa a modello – racconta il permacultore di Modica – anche se noi non abbiamo progettato niente, è stato tutto molto casuale”. Il gruppo si tiene in contatto soprattutto attraverso una mailing list, dove si fanno le proposte sui progetti da realizzare. È in funzione una pagina facebook, mentre è stato più difficile far funzionare il blog e il forum, progetti al momento fermi. Con grande autoironia  i permacultori siciliani hanno scelto come saluto ufficiale tra i componenti del gruppo la frase “pacciamo le mani“, da pronunciare con il giusto accento regionale.

Secondo Pepp Arena la Sicilia può essere da esempio, anche, per qualcosa di più importante: “Il mondo odierno si basa su tantissima Sicilia – spiega – la matematica, la filosofia, buona parte della cultura odierna ha avuto origine in questa terra. C’è da dire che oggi la Sicilia è conosciuta nel mondo più come punto di partenza per cose negative, come la mafia. Con la spirale positiva della permacultura, se cambiamo il giro, da desertificante a rigenerante, da qua potrebbe partire un cambiamento globale. Se cambia la Sicilia cambia il mondo“.

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Modello Sardegna: non servono i soldi per vivere bene

Alessandro Caddeo, al corso di Permacultra organizzato a Tertulia

Alessandro Caddeo, al corso di Permacultura organizzato a Tertulia

In Sardagna esiste Sarpa, un’associazione che fa permacultura  e varie altre realtà che ne mettono in pratica i principi sparse nel territorio regionale. Non tutti permacultori sardi appartengono alla stessa associazione, ma esistono buoni rapporti tra tutti. “Non appartenere alla stessa associazione secondo me è un punto di forza – spiega Alessandro Caddeo – perché riusciamo a mantenere una biodiversità all’interno del pensiero della permacultura. Penso che questo sia importante per un buono scambio”.  Durante l’anno vengono organizzati corsi indipendenti tra loro, da diversi insegnanti che arrivano anche da fuori regione e in più c’è Sarpa che propone un corso itinerante e suddiviso in diversi fine settimana. “Abbiamo iniziato a scambiarci docenze nei corsi – racconta Caddeo – Le persone che si avvicinano alla permacultura nei diversi gruppi capisco che stiamo lavorando tutti per lo stesso fine. Anche se abbiamo idee diverse, condividiamo la cosa che ci sta più a cuore, ovvero i principi etici”. Anche all’interno di Sarpa si sono creati dei sottogruppi su base territoriale, al nord, al centro e al sud, che rendono più facile gli scambi tra le persone.

In Sardegna la maggior parte dei progetti sono rivolti ai sistemi di casa, più che a produrre per l’esterno si pensa a raggiungere l’autosussistenza. “In Sardegna – racconta Caddeo – si produce cibo locale e si costruiscono relazioni costruttive con apertura al confronto, che io vedo sempre quando ci incontriamo. Il tentativo è sviluppare sistemi nei luoghi dove abitiamo, ma questo diventa un modo per costruire qualcosa che funziona anche economicamente. Non è detto che per vivere bene sia necessario produrre soldi“.

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