Nel Bosco di Ogigia racconto le mie esperienze, spesso si tratta di scoperte nuove anche per me. Per esempio è da poco che ho imparato quanto sia semplice preparare una bevanda deliziosa come il latte di mandorle. Il bisogno di cucinare arriva spesso insieme ad un orto. Infatti quando si comincia a coltivare sorge l’esigenza di imparare a trasformare e conservare il cibo prodotto e, al contempo, la riscoperta dei sapori complessi degli alimenti coltivati bene ci fa notare subito la differenza con i prodotti industriali. Insomma, le cose fatte in casa sono più buone.

Perché è importante il fai da te

Biscotti fatti in casa con okara di mandorle

Biscotti fatti in casa con okara di mandorle

Non si può fare tutto da soli ed è impensabile tornare a produrre tutti gli alimenti e gli altri beni di prima necessità in casa, come accadeva nell’Italia contadina fino a qualche decennio fa. Non ce lo consentono gli impegni moderni, ma non è neppure auspicabile perché ci impegnerebbe troppo, a scapito di molte altre attività importanti per una vita felice. Eppure saper fare qualcosa di pratico è molto importante, soprattutto per le persone che, come me, hanno impiegato gran parte del loro tempo in attività “intellettuali”, che non vuol dire intelligenti, ma semplicemente impieghi in cui le mani servono solo a tenere su la penna o a battere sul computer. Il fai da te ci fa bene perché fa lavorare meglio il nostro cervello, ci rende più consapevoli di fronte a un prodotto alimentare confezionato da qualcun’altro, ci fa sentire più sicuri di fronte alle altalene del destino, migliora la qualità dell’alimentazione, ci mette in relazione con gli altri per scambiare prodotti e competenze. Il Movimento per la Decrescita Felice consiglia l’autoproduzione anche per ragioni “politiche”. Scrive Maurizio Pallante, fondatore del movimento:

Il Movimento per la Decrescita Felice si propone di promuovere la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l’autoproduzione di beni. In questa scelta, che comporta una diminuzione del prodotto interno lordo, individua la possibilità di straordinari miglioramenti della vita individuale e collettiva, delle condizioni ambientali e delle relazioni tra i popoli, gli Stati e le culture.

La mia ricetta per il latte di mandorle

Dopo aver filtrato il latte, resta l'okara di mandorle con cui si possono fare dolci

Dopo aver filtrato il latte, resta l’okara di mandorle con cui si possono fare dolci

Non c’è un modo soltanto per fare le cose. E in cucina questo è più che mai vero. Io ho preso le prime indicazioni per fare il latte di mandorle dal libro Fatto in casa di Lucia Cuffaro, ma potete trovare molte altre ricette valide in altri libri e soprattutto sul web. Qualsiasi sia la ricetta a me accade sempre di modificarla un po’. Perché non ho un ingrediente in casa o perché ne ho un altro in abbondanza. Per gusto personale o per evitare di utilizzare qualcosa che secondo e non è troppo salutare. Anche per un preparato semplice come il latte di mandorle ogni volta mi accade di cambiare qualcosa. Ma il risultato è sempre ottimo perché si tratta di un alimento buono e davvero facile da fare. Bastano 100 grammi di mandorle e un litro d’acqua per produrre una buona bottiglia di latte, ma si può decidere di aumentare la dose delle mandorle o di ridurre quella d’acqua per un preparato più denso. Ognuno può fare di testa sua, sperimentare e scegliere il proprio metodo. Io faccio ammollare le mandorle biologiche sgusciate, ma non spellate, per parecchie ore fino a quando non diventa facile eliminare la pellicina. Il frutto candido dovrebbe sgusciare fuori dall’involucro marroncino con la pressione delle dita. Le mandorle pulite le metto nel frullatore con l’acqua e le faccio girare per pochi minuti, con qualche pausa per non riscaldare troppo l’apparecchio. In questa fase si può aggiungere anche il dolcificante, che è possibile addizionare anche al momento del consumo. Io scelgo il miele, ma lo zucchero, se lo preferite, va bene lo stesso. Non sto a dare quantità perché è davvero una questione di gusti. Io ho ridotto notevolmente il mio consumo di zucchero e ormai i cibi troppo dolci non mi piacciono più, voi potreste pensarla esattamente al contrario. Frullando si ottiene un liquido bianco come il latte che andrà colato con un panno o un colino fitto per separare la parte solida delle mandorle da quella liquida. La trita granella che rimane nel colino si chiama okara di mandorle e può essere utilizzata per fare dolci, io ci preparo dei biscotti buonissimi (per i miei gusti) da inzuppare, per l’appunto nel latte.

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Il mandorlo del Bosco di Ogigia

Produzione 2017 del mandorlo del Bosco di Ogigia

Produzione 2017 del mandorlo del Bosco di Ogigia

Le mandorle che ho utilizzato non provengono dal Bosco di Ogigia. Nella food forest, per adesso, c’è un solo un mandorlo, piuttosto vecchio e malmesso. Vorrei aggiungere altri esemplari di questa pianta della famiglia delle Rosacea. Si tratta un una coltura tipica del bacino mediterraneo, perciò dovrò valutare bene che il clima del Bosco sia adatto alla produzione di mandorle. Altro aspetto da considerare è che molte cultivar di mandorlo sono autosterili ed è importante l’inserimento di varietà impollinatrici. Non sarà facile, né rapido, ma forse un giorno potrò autoprodurre completamente il mio latte di mandorle.

Letture consigliate
Fatto in casa di Lucia Cuffaro
Solo una decrescita felice (selettiva e governativa) può salvarci

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