Quando ho sentito che a Roma si ipotizzava la chiusura dei nasoni, le caratteristiche fontanelle di acqua potabile distribuite un po’ in tutta la città, per fronteggiare la siccità non ci ho creduto. Pensavo fosse una di quelle dichiarazioni politiche pronunciate per richiamare l’attenzione su un problema, ma destinate a non avere seguito. Invece leggo su internet (per esempio su Roma Today), che tra qualche giorno l’Acea (che gestisce l’acqua nella Capitale) comincerà a chiudere le prime fontanelle. Solo una trentina al giorno, solo temporaneamente, solo quelle meno frequentate. Ma tutto questo suona come insensato e controproducente. In Italia, anzi in tutto il mondo, esiste davvero un enorme problema che riguarda lo spreco e l’inquinamento dell’acqua potabile, ma chiudere delle fontane pubbliche è l’ultimo dei rimedi da prendere in considerazione.

Perché i nasoni non hanno i rubinetti

chiusura nasoni

D’estate i nasoni aiutano a sopportare il caldo

Se è vero che l’acqua che scorre dai nasoni va sprecata perché ce ne accorgiamo solo oggi? Non credo sia un tema inedito che dell’acqua potabile si debba avere estrema cura. Perché dunque non si è provveduto prima? Ci sono diverse ragioni valide. La prima è tecnica, il flusso continuo di acqua ha una sua utilità nella gestione delle pressione nelle tubazioni. La seconda ragione è quasi storica, pare che il Comune di Roma negli anni ’80 avesse istallato dei rubinetti a forma si rotella sui nasoni, ma il meccanismo venne presto danneggiato o fatto sparire. 1-0 per i vandali. Qualche anno fa proprio l’Acea forniva il seguente elenco di buone ragioni per non chiudere i nasoni: lo scorrimento continuo dell’acqua produce enormi vantaggi dal punto di vista igienico, evita infatti la stagnazione dell’acqua nelle condotte durante la notte, quando la richiesta dalle abitazioni si riduce notevolmente, e consente di mantenere una costante fluidità nelle condotte fognarie, impedendo soprattutto nella stagione estiva il formarsi di cattivi odori. Un ulteriore vantaggio è rendere l’ acqua più facilmente accessibile ai bambini, a coloro che hanno difficoltà ad usare le mani per manovrare i rubinetti e perfino ai numerosi animali. Queste ragioni non sono più valide? O rischiamo di avere più danni che benefici dal provvedimento?

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Le fontanelle di roma vengono usate anche dagli animali

Chi utilizza i nasoni

Per i romani i nasoni sono una grande comodità. Servono per bere o rinfrescarsi. Per lavare della frutta da mangiare per strada o riempire una bottiglietta d’acqua da portare con sé. Sono comode per abbeverare gli animali, a volte vengono usati per annaffiare qualche orto urbano. Servono i mercati rionali, sono un ottimo biglietto da visita da presentare ai turisti e consentono di risparmiare sulla produzione di rifiuti. Senza nasoni, infatti, si venderebbero e getterebbero molte più bottigliette di plastica. Da non trascurare il fatto che è davvero poco etico far pagare anche due euro per mezzo litro d’acqua, che resta, non dimentichiamolo, un bene di tutti e essenziale alla vita. Ma c’è un’altra ragione, ancora più importante che dovrebbe far considerare inammissibile questa decisione. L’acqua dei nasoni è fondamentale per la salute e l’igiene di migliaia di persone senza fissa dimora. I poveri, i rom, gli stranieri in transito, per loro quell’acqua equivale alla vita. Decidere di chiudere un presidio di civiltà come l’acqua pulita accessibile a tutti significa compiere un passo ulteriore verso un baratro di degrado, direzione nella quale Roma si è già spinta molto avanti.

Qualche sistema alternativo per risparmiare acqua

Ancora una volta si tenta di rimediare con un provvedimento d’urgenza e inutile alla totale mancanza di azione e riflessione su un tema fondamentale. È vero che l’acqua scarseggia e che va risparmiata, ma i metodi per affrontare il problema sono altri, forse più complessi da mettere in pratica, ma certamente più efficaci e sensati. Come fare una manutenzione della rete idrica, accusata di perdere lungo il tragitto circa metà dell’acqua che trasporta. Ma si potrebbe fare molto di più. Per esempio progettando case che prevedano il recupero delle acqua grige e sistemi di fitodepurazione. Si potrebbe raccogliere l’acqua piovana per impiegarla laddove non serve la sua potabilità, per esempio negli sciacquoni dei nostri bagni o per annaffiare i giardini e, perché no, le aiuole stradali. In una città foderata di catrame e cemento, non sarà difficile intercettare le precipitazioni piovose. Preso atto dell’impatto nefasto dei nostri scarichi sull’ambiente si potrebbe persino cominciare a progettare sistemi che non prevedano di mischiare acqua potabile ed escrementi per poi immettere il tutto su fiumi e mari. Trasferendoci dalla città alla campagna si potrebbe rivedere completamente il nostro sistema di produzione di cibo, che in quanto a spreco e inquinamento di acqua dolce se la batte con l’industria pesante. Dovremmo imparare a scegliere le colture giuste per il nostro clima. A mantenere il suolo ricco di humus perché sia capace di trattenere più umidità. A ridisegnare le nostre colline perché possano accogliere la pioggia invece di lasciarsi scivolare via con essa.

Pensare di rimediare alla siccità, chiudendo i nasoni di Roma, è come voler affrontare il cambiamento climatico accendendo l’aria condizionata. Può solo peggiorare la situazione.

Approfondimenti e letture
Emergenza acqua a Roma, perché non possiamo chiudere i nasoni di Carlo Stasolla, Presidente Associazione 21 luglio – il Fatto Quotidiano
I consigli di Acea per risparmiare acqua – cosa diceva l’Acea nel 2006 –

Letture consigliate
Fitodepurazione. Gestione sostenibile delle acque di Floriana Romagnolli
Le piante che depurano l’acqua. Applicazioni in fitorimedio, fitodepurazione e biopiscine
Recuperare l’acqua piovana per il giardino e la casa di Karl Heinz Böse

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