Una delle calamità più temute per chi si occupa di agricoltura sono le gelate tardive. Non si verificano spesso, ma provocano danni gravi perché colpiscono le piante nel momento più delicato del loro ciclo vitale, nel pieno della rinascita primaverile. Se in inverno può capitare che il freddo geli alcune piante, in genere quelle provenienti da latitudini più calde, ad aprile, se le temperature finiscono sotto zero, ad andarci di mezzo sono moltissimi alberi che, dopo il riposo invernale, hanno appena ripreso a pompare linfa e a produrre fiori, foglie o fruttini. In questo periodo sono tutti più fragili e la gelata, anche se difficilmente ucciderà la pianta, ne bloccherà la fruttificazione. Insomma, una notte di gelo, in aprile può compromettere l’intero raccolto annuale. Se di notti freddissime ne capitano più di una di seguito, come accaduto quest’anno, i danni saranno sicuramente gravi.

L'actinidia dopo la gelata

L’actinidia dopo la gelata

Quanto costeranno le gelate tardive della primavera 2017 ai contadini italiani lo ha già calcolato Coldiretti che, in un comunicato stampa, ha fatto sapere che “l’ondata di maltempo anomala con l’improvviso abbassamento delle temperature di molti gradi sotto lo zero ha provocato gelate estese nei campi coltivati con effetti devastanti su vigneti, frutteti e ortaggi lungo tutta la Penisola, dalla Val D’Aosta alla Campania, con una stima di almeno 100 milioni di euro di danni”. Nel Bosco di Ogigia a subire le conseguenze più gravi sono stati l’actinidia (kiwi) e i fichi che stavano formando le foglie insieme ai primi frutti detti fioroni. Danneggiate anche alcune delle viti e i noci e forse la conta non è ancora finita.

Vite colpita dal gelo

Vite colpita dal gelo

Albero di fico dopo la gelata

Albero di fico dopo la gelata

Cosa si può fare contro questa calamità? Verrebbe da pensare niente, perché contro i capricci del clima, ben poco può l’uomo. Ma il clima è uno dei primi e fondamentali elementi che vanno presi in considerazione in un progetto in permacultura. Il clima va osservato con attenzione, per anni e in ogni suo risvolto, perché non è qualcosa di uniforme ed esteso, ma un insieme di infinite variazioni che ogni altro elemento del sistema contribuisce a creare. La temperatura, infatti, non è mai costante in tutto un frutteto. Gli agricoltori in questi giorni staranno osservando le essenze alle quali il gelo non ha lasciato scampo chiedendosi perché poco più in là un’altra pianta non ha subito danni. Le risposte sono varie e saper leggere questi messaggi della natura è molto importante. Per esempio, l’aria fredda tende a rintanarsi nelle zone infossate, così nei paesaggi collinari, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, sarà il fondo valle ad essere più freddo rispetto alle cime o ai versanti. Ma anche una siepe, un boschetto, uno specchio d’acqua, un fosso, una casa o un capanno influiscono in qualche modo sul microclima circostante. Se le leggi della natura sono chiare e immutabili, infinite sono le variazioni in cui possono manifestarsi. Ecco perché è così importante osservare tutto. Ciò che è accaduto a quegli alberi era già scritto. Nella loro genetica, nel loro sviluppo, nel luogo scelto per loro e in altri infiniti dettagli. È questo che un permacultore cerca di fare, leggere la natura per aiutare se stesso a vivere in armonia con essa riducendo le fluttuazioni del destino, figlio delle nostre scelte.

Fuochi accesi in un vigneto

Fuochi accesi in un vigneto

Molti preziosi vigneti italiani in questi giorni se la sono vista brutta e i più combattivi viticoltori hanno acceso fuochi intorno a loro poco prima dell’alba, il momento più pericoloso, per impedire che qualche frazione di grado in meno rovinasse le viti. Lo spettacolo, poco naturale, è stato suggestivo.