Le chiamiamo erbacce, malerbe, persino erbe infestanti. Termini dispregiativi, per descriverne la nocività. Non so quando l’uomo abbia cominciato a dare una connotazione negativa a ciò che cresce spontaneo sulla terra, ma secondo me si tratta di una allucinazione collettiva.

Papavero

Papaver rhoeas

Quando usiamo queste parole non ci rendiamo conto di ciò che stiamo dicendo. Anche a me, talvolta, sfugge dalle labbra il termine “erbaccia”, una cattiva abitudine difficile da estirpare. Ma quando mi trovo di fronte all’energia, ai colori, alla varietà di un prato di erbe selvatiche in realtà vedo qualcosa di miracolosamente bello.

Erbe e vigneto

Nei vigneti le erbe spontanee vengono eliminate con l’aratro o i diserbanti

Le erbacce non esistono. Esiste solo un immenso e indeterminato numero di specie vegetali, che popolano il pianeta e contribuiscono in maniera fondamentale a renderlo la meraviglia che ammiriamo. Sono arrivate prima di noi sulla Terra e hanno preparato le condizioni per la nostra evoluzione. Ci nutrono, ci forniscono fibre, medicinali, combustibile, riparo e ossigeno. Plasmano il nostro ambiente e, grazie alla loro capacità di trasformare l’energia del sole in carboidrati, sono alla base della catena alimentare che nutre tutti gli esseri viventi. Crescendo nei nostri orti e giardini, sui muri, ai margini dell’asfalto, nei campi coltivati, sotto gli alberi e tra i filari, tra le mattonelle o sui marciapiedi, non fanno altro che seguire il loro istinto. Esattamente come noi, vogliono vivere, riprodursi e conquistare nuovi territori.

Calendula arvensis

Calendula arvensis

Nel Bosco di Ogigia le erbe spontanee sono le benvenute. Anche quando invadono i bancali dell’orto e sono costretta a trascorrere ore a strapparle, anche quando crescono più alte degli alberelli appena piantati e devo falciarle per favorire le giovani essenze, anche quando sono costretta ad utilizzare il tagliaerba a motore (attrezzo infernale) perché non ho una pecora che risolva il problema in modo meno rumoroso. Da quando ho iniziato a falciare, ho notato che la biodiversità  è aumentata, le erbe più basse hanno raggiunto il sole e si sono fatte strada tra quelle a stelo alto. Ne approfitto per  favorire le erbe che mi piacciono di più contribuendo, da buon animale, alla naturale alla diffusione dei semi. Ciascuna erba decide, poi, in autonomia se rimanere a vivere nella mia food forest.

A volte le erbe spontanee prendono il sopravvento

A volte le erbe spontanee prendono il sopravvento

Breve elenco di erbe e arbusti spontanei che so riconoscere e che vivono nel Bosco di Ogigia: borragine, calendula, favagello, grespino spinoso, malva, melissa, ortica, papavero, piantaggine, portulaca, pratolina, radicchio, sambuco, tarassaco, trifoglio, veronica, assenzio, camomilla, finocchio selvatico, lavanda, elicriso, menta, rosmarino, biancospino, corniolo, cotogno, nespolo, mirtillo, ribes, uva spina, lampone, borsa del pastore, cicoria selvatica, corbezzolo, fragolina di bosco, melograno, mirto, silene, salvia, gramigna, convolvolo, inula viscosa, ginestra, falsa ortica purpurea, veccia. L’elenco è destinato a crescere.

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