Quando parlo della mia idea di agricoltura e di gestione delle risorse del pianeta in molti mi fanno notare come ormai, per fornire cibo alla popolazione mondiale in costante e rapida crescita, sia inevitabile utilizzare tecniche moderne come le monocolture e gli allevamenti intensivi. L’osservazione è comprensibile perché la fame nel mondo sembra molto più vicina ad essere sconfitta oggi, che non nel passato quando la produzione di cibo avveniva utilizzando tecnologie su piccola scala. Nella stessa Europa le carestie sono scomparse solo con l’avvento della rivoluzione verde, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Purtroppo l’attuale sistema di produzione di cibo appare sempre più insostenibile per diverse ragioni.

Cosa rende insostenibile l’attuale sistema di produzione alimentare:

  1. Il petrolio è sempre più raro e costoso. È più difficile estrarlo e l’inquinamento che produce sta danneggiando l’equilibrio del pianeta.
  2. Le produzioni intensive danneggiano il suolo, rendendolo progressivamente meno produttivo e degradandolo irreparabilmente.
  3. Gli alimenti, cresciuti in terreni poveri con l’utilizzo di fertilizzanti chimici, sono sempre meno nutrienti, più inquinati e anche meno gustosi.
  4. La produzione intensiva arricchisce pochi privilegiati, mentre lungo l’intera filiera i lavoratori hanno sempre meno diritti.
  5. L’instabilità politica ci deve far riflettere sulla fragilità del sistema di distribuzione alimentare. I nostri supermercati rischiano di rimanere improvvisamente vuoti.
  6. Il riscaldamento del pianeta prosegue con grande rapidità. Una organizzazione produttiva poco resiliente ne subirà maggiormente le conseguenze.
  7. La ricerca di nuovi territorio da sfruttare per le produzioni alimentari va a danno delle foreste, risorsa chiave per limitare la CO2 in atmosfera.
  8. Le metropoli, sempre più popolose, stanno sconvolgendo gli ecosistemi. Lo squilibrio reca danno sia nelle città troppo affollate che nelle aree abbandonate.
  9. L’eccessivo numero di animali per il consumo umano e il trattamento delle loro acque reflue stanno producendo danni irreparabili agli ecosistemi.
  10. L’acqua dolce, risorsa imprescindibile per la vita, è sempre più inquinata a causa dei metodi di produzione agricoli e zootecnici.
campo di soia, Brasile

Campo di soia e foresta pluviale in Brasile
(Paulo Whitaker, Reuters/Contrasto)

 

Il libro I signori del cibo

Il libro I signori del cibo

Mi fermo con l’elenco, che potrebbe proseguire ancora. Ho letto di recente un libro ben documentato che racconta come vengono prodotti alcuni degli alimenti più diffusi e utilizzati in tutto il mondo. La carne di maiale, il tonno in scatola, il pomodoro concentrato e la soia. Il libro è di Stefano Liberti e si intitola “I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta”. Leggendolo ho scoperto che campi sterminati di soia vengono coltivati nel Mato Grosso, una regione del Brasile che prende il nome dalla foresta fitta che un tempo la ricopriva. Al posto della meravigliosa foresta pluviale adesso ci sono delle sconfinate coltivazioni del popolare fagiolo, che viene spedito in Cina per nutrire maiali. Questi viaggi folli del cibo, da un parte all’altra del globo non servono a sfamare l’umanità, ma ad arricchire quelle che Stefano Liberti chiama aziende locusta. “Tali ditte – scrive il giornalista – hanno come unico orizzonte il profitto, nel più breve tempo possibile. E sfruttano le risorse in modo intensivo, fino al loro totale depauperamento: esaurite le capacità di un luogo, passano oltre, proprio come uno sciame di locuste”.

Sto studiando per capire se la permacultura è capace di rispondere alle richieste di cibo del pianeta e intanto cambio abitudini alimentari e mi prendo cura del mio pezzetto di terra. Perché una cosa è certa, come scrive ancora Liberti “l’attuale sistema alimentare globalizzato non è sostenibile“.