La prima volta che ho tentato di utilizzare la vanga non ci sono riuscita. Non sono stata in grado di infilare la lama nel terreno per più di un centimetro. Dico subito che la vangatura, come ogni operazione che va a disturbare l’equilibrio del suolo, può provocare più danni che vantaggi, come ha insegnato Masanobu Fukuoka, l’inventore del metodo dell’agricoltura naturale da cui ha preso spunto la permacultura. Forte della teoria che avevo letto sull’agricoltura del non fare mi sono avvicinata al terreno pensando di saperla lunga e di aver scoperto l’uovo di colombo. La gran fatica che avevo sempre visto fare nell’orto intorno a casa, con la vanga utilizzata  ogni anno per girare il terreno, io potevo risparmiarmela lasciando fare tutto alla natura. Insomma, l’adagio che avevo sentito tante volte pronunciare “l’orto vuole l’uomo morto”, per me non valeva. Io sapevo che al posto mio avrebbero lavorato i lombrichi, le talpe e un’infinità di altri esseri viventi. Sarebbero stati loro a  tenere il terreno soffice, io dovevo solo evitare di calpestare il loro lavoro.

Alla vanga con stile e il piede sbagliato

Alla vanga con stile e il piede sbagliato

Quando ho messo piede sul mio terreno, ho capito che la questione della lavorazione del suolo non si poteva liquidare così facilmente. Lo stesso Fukuoka, in realtà, aveva fatto sapere che la sua agricoltura del non fare richiedeva la sua dose di fatica. Il trucco sta nel non fare più del dovuto e, soprattutto, non fare ciò che porterebbe danno invece di vantaggio.

Per Fukuoka anche un agricoltore della domenica può produrre cibo per tutta la famiglia. Appartenendo io a questa categoria, ho abbracciato con entusiasmo le teorie del botanico giapponese, scomparso nel 2008. Restava il problema della vanga, perché i bancali dell’orto sinergico vanno creati prima di lasciar fare alla natura, gli alberi vanno piantati, a parte qualche eccezione, e ci sono un sacco di altre cose che non si riescono proprio a fare in un terreno ricoperto da decenni di erbe spontanee.

scavare una buca

Al lavoro per scavare una buca

Imparare a vangare non è stato così difficile. Ho scoperto persino che vangare in modo corretto consente un ottimo allenamento fisico, persino migliore di quello che si può fare in palestra. Vanno tenuti presenti alcuni fattori fondamentali come l’umidità del terreno. Scavare una buca quando il terreno è troppo bagnato o troppo asciutto rappresenta un’impresa titanica, quindi bisogna scegliere il momento giusto. Prima di pretendere di infilare la lama nella terra va eliminato dalla superficie il manto di erbe spontanee che possono essere impenetrabili. Per questa operazione ho utilizzato la falce, la zappa e persino il piccone. Altro consiglio, fatevi molti amici. Sono la migliore strategia per ridurre la fatica. Ridendoci su in compagnia la vanga affonda meglio e poi ci si può alternare all’attrezzo frequentemente ed evitare di stancarsi. Importante è, poi, lo strumento di lavoro. La vanga è una leva che risulterà più vantaggiosa se calibrata alle vostre caratteristiche fisiche. Ha una staffa su cui fare forza con il piede e che dovrà stare a destra oppure a sinistra in base alla vostra gamba più potente.

Non sono diventata una vangatrice provetta, in azione risulto ancora piuttosto ridicola, ma ho scoperto di potercela fare e con il tempo sono certa che la mia tecnica migliorerà.

Attrezzi utili
Forca vanga che utilizzo
La grelinette

Letture consigliate: La rivoluzione del filo di paglia di Masanobu Fukuoka