La permacultura si basa su tre principi etici. Il primo chiede di prendersi cura della terra, il secondo delle persone, il terzo spiega che si devono mettere a disposizioni il tempo, il denaro o le energie di cui disponiamo in eccedenza rispetto ai nostri bisogni per prenderci cura appunto della terra e delle persone. Oggi a Roma, nel colorato quartiere della Garbatella, è stata presentata la campagna pasto sospeso, una iniziativa che rispetta alla perfezione le tre etiche, anche se i suoi protagonisti non hanno probabilmente sentito mai parlare di permacultura.

Erri De Luca

Il pasto sospeso a Caserta Rossa – A Casetta Rossa , uno spazio sociale autogestito dove vengono organizzate numerose iniziative sociali, due personaggi molto noti, lo scrittore Erri De Luca e Gabriele Rubini, ovvero chef Rubio, hanno cucinato il primo pasto sospeso. L’idea arriva dalla tradizione partenopea di pagare un caffè in più al bar per qualcuno che non può permetterselo. Con la stessa semplicità da oggi si può passare da Casetta Rossa (o fare un bonifico) e pagare con 5 euro un pasto che verrà servito agli immigrati assistiti da Baobab Experience, realtà di volontariato nata dopo lo sgombero del Centro Baobab di via Cupa a Roma, che ha lasciato per strada migliaia di stranieri in fuga di passaggio nella Capitale, e a chiunque si trovi in difficoltà.

Il gruppo che ha organizzato la campagna pasto sospeso

Il gruppo che ha organizzato la campagna pasto sospeso

La zuppa di Chef Rubio – “Cinque euro li buttiamo per tante stronzate, facciamo una cosa buona va”. Lo chef di Frascati parla senza formalismi, spiega l’iniziativa e dice la sua con schiettezza. Sul clima di tensione contro gli stranieri: “La gente non studia, è ignorante, di conseguenza un popolo ignorante è più facile da controllare”. Sui giovani: “Sono sensibili a questi temi, ma sono disgregati, il vantaggio delle istituzioni e del governo è che i ragazzi inebetiti dietro ai social sono meno attenti a queste cose. Ma ce ne sono tanti attenti che spero diffondano il verbo”. Sull’iniziativa: “Offrire un pasto a chi non ce l’ha dovrebbe essere la normalità, dall’antica Grecia a seguire l’ospitalità era sacra. ‘Ndo sta, ‘sta sacralità?”. Nella sua zuppa preparata nella cucina di Casetta Rossa, dove lavorano anche alcuni immigrati, ha mixato cereali, legumi, verdure e spezie del mondo per rappresentare i diversi popoli rifugiati a Roma.

La pasta di Erri De Luca – “Si tratta di flussi migratori che non possono essere materialmente arrestati e che al piano terra della società trovano continuamente accoglienza”. Erri De Luca frequenta spesso Casetta Rossa, che è per lui un posto di incontri. “Questa volta si tratta di organizzare insieme a dei pasti dei sorrisi, per mettere un po’ di allegria dentro questa cupezza”. I pasti saranno offerti a qualunque “cittadino, straniero o italiano che ne abbia bisogno. Per un po’ di tempo sarà così, abbiamo già accumulato un bel po’ di pasti sospesi”. Sull’Italia intollerante agli stranieri: “L’Italia non è più intollerante, sono i governi sempre più incompetenti. Questo Paese si regge sulla supplenza civile sulla società italiana”. Per la sua pasta ha utilizzato pomodori freschi,  sedano, aglio e erbe aromatiche: “Ho semplicemente ingrandito la zuppa cruda che mi faccio a casa la sera per condire la pasta”.

Come scrive Erri de Luca nel quaderno “Il caffè sospeso è un’usanza di cortesia, il pasto sospeso è l’offerta dell’indispensabile a chi ne manca. In comune hanno la sosta in un posto favorevole ai sorrisi”. Di posti favorevoli ai sorrisi ne andrebbero progettati sempre di più.