Cos’è la decrescita felice? E’ possibile tornare a fare le cose con le mani come un tempo? Qual’è la strada per liberarsi (in parte) dalle logiche consumistiche e commerciali? A queste non facili domande provano a rispondere Maurizio Pallante e Alessandro Pertosa nel libro edito da Lindau “Solo una decrescita felice (selettiva e governativa) può salvarci”, presentato venerdì 27 gennaio alla Casa dell’Altra Economia, a Roma.


Solo una decrescita felice può salvarci –
Il libro di Pallante e Pertosa è diviso in due parti: la prima in cui si spiega come per gli autori sia fondamentale staccarsi dal passato, liberare la mente da una cultura precedente basata sulla crescita continua. La seconda parte è invece più legata a un’analisi di politica economica, al rapporto tra decrescita e mercato.

Intervista del Bosco di Ogigia a Maurizio Pallante

Solo una decrescita felice può salvarci

Solo una decrescita felice può salvarci

Non è il migliore dei mondi – Secondo il saggista e fondatore del Movimento della decrescita felice Maurizio Pallante non viviamo nel migliore dei mondi possibili e dobbiamo per forza di cose farcene una ragione. Le limitazioni alla democrazia, il potere dispotico esercitato sui popoli dalle istituzioni sovranazionali, la prevalenza della finanza sulla politica, sono tutti effetti prodotti dall’economia della crescita continua. Un sistema che sta giungendo alla sua naturale fine e che, come un animale ferito, è pronto a trascinare tutto e tutti nel baratro. Per arginare questa forza distruttrice, secondo Pallante e Pertosa, non basta riformare il sistema, ma è necessario cambiare l’orizzonte culturale e le categorie attraverso le quali pensiamo e interpretiamo il mondo.

L’utopia del Pil – Uno dei paradossi del sistema di crescita sfrenato è rappresentato dal modo in cui calcoliamo il nostro benessere: ovvero con il Prodotto interno lordo. Il Pil misura il valore di mercato di tutte le merci finite e di tutti i servizi prodotti nei confini di una nazione. Secondo questo indicatore più si produce e più si sta bene (già questo è opinabile). Ma sapete cos’è calcolato nel Pil? Anche gli introiti della droga, della prostituzione e del contrabbando. Questo vuol dire che quando un finanziere fa una retata antidroga il Pil diminuisce (e quindi anche il nostro benessere?),  mentre se c’è un incidente stradale il Pil aumenta. Bel paradosso.

Maurizio Pallante

Maurizio Pallante

Gli esempi fatti da Pallante e Pertosa sono indicativi. La crescita folle e senza limiti ci ha portati in poche centinaia di anni a rivoluzionare il nostro modo di vivere. In città si è stipati in appartamenti (viviamo cioè appartati, separati dagli altri). Si fatica a fare comunità come un tempo e le aggregazioni rischiano di essere solo virtuali. Si è perso il valore della spiritualità e abbiamo invece innalzato il denaro (che è uno strumento) a valore primario. Tutto è mercificabile e i rapporti tra le persone sono prevalentemente di carattere commerciale. Nelle relazioni, così come con gli acquisti, diventiamo compulsivi. Secondo Pallante bisognerebbe riscoprire l’importanza del dono e della solidarietà collettiva in opposizione a un individualismo sfrenato. Forse è arrivato il momento di sperimentare modi diversi di rapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi. Probabilmente, come consigliano gli autori citando Gandhi, “ognuno di noi può essere il cambiamento che vogliamo vedere” e può fare qualcosa per modificare il proprio stile di vita, dando così l’esempio. Per concludere con le parole di Maurizio Pallante: “la decrescita non è la meta, è la strada”.

Il libro di Pallante e Pertosa: Solo una decrescita felice (selettiva e governativa) può salvarci