Un’orto che si gestisce da solo. Dico la verità, io ci avevo sperato e creduto. Masanobu Fukuoka mi ha fatto sognare e Emilia Hazelip mi ci ha fatto credere, che io scribacchina di città potessi starmene tranquilla a 170 chilometri dal mio campo recandomi ogni tanto a dare un’occhiata, a rilassarmi e intanto raccogliere frutti generosi, più grandi e nutrienti di quelli perfetti del supermercato. E invece no, avevano ragione tutti quelli che dicevano “l’orto vuole l’uomo morto”. L’orto, anche quello sinergico, non fa tutto da solo. La foto mostra lo stato dei miei bancali, ecco cosa accade ad un orto trascurato. La menta invade tutto, la melissa raggiunge diametri incontenibili, gli ortaggi andati a seme sembrano dinosauri e le piantine messe di recente scompaiono senza lasciare traccia.

Scorcio del Bosco di Ogigia

Difficoltà di gestione delle erbe spontanee nell’orto sinergico

Menta e melissa padrone dell'orto

Menta e melissa padrone dell’orto

Poi noto il viavai delle farfalle, i raccolti ancora possibili, il ciclo che si è compiuto e il nuovo che si sta avviando e capisco che il poco tempo che ho da spendere in questo orto è già un raccolto. Questo tempo è cibo, questo guazzabuglio di steli che si contendono il sole è fertile, nulla qua dentro è perduto, al limite è rinviato alla prossima stagione.